AMBONE PER LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA DEL FIORE A FIRENZE.
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2010 Progetto a chiamata
Ambone per la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze. Progetto in legno, marmo e bronzo lavorato.Realizzato in collaborazione con l'architetto A. Seravalli per il Concorso dell'Opera del Duomo per il nuovo ambone della Cattedrale nel 2010.


C O N C O R S O Ambone di Santa Maria del Fiore

Artista FILIPPO ROSSI – Arch.  ALESSANDRO SERAVALLI


La chiesa di Santa Maria del Fiore è la somma di luoghi distinti del percorso della vita cristiana a Firenze che inizia dal Battistero di san Giovanni e, sviluppandosi per la navata centrale del duomo, giunge all’altare, rimbalzando poi vorticosamente verso l’alto nello splendore della cupola brunelleschiana.

“La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio” (1Cor1,18). Ecco dunque il luogo da cui è proclamata questa parola, punto d’arrivo per chi avanza dal battistero, nuovo punto di partenza per chi si accosta all’altare.

 Il rapporto del luogo terreno con la volta celeste è sproporzionato. In questo spazio così ampio occorre collocare un segno che sia luogo visibile all’assemblea raccolta e che si relazioni in maniera dignitosa sia con i luoghi della celebrazione, sia con l’architettura sacra esistente.

L’ambone proposto aspira ad assecondare l’armonia architettonica del presbiterio e del duomo stesso. L’asse orizzontale della croce, allineato col ripiano della mensa eucaristica, si allinea anche con i transetti a destra e a sinistra; la pedana circolare dell’ambone riprende la forma degli ‘occhi’ del tamburo, del centro della cupola dei rosoni di facciata e dell’ostia eucaristica. E' un cerchio il cui sostegno nasce da terra, dalla base della croce, e da qui ascende definendolo.

 Proclamato da questa croce lignea che si trasmuta in oro, il vangelo diventa annuncio visibile della Pasqua. I materiali dell’ambone comunicano, infatti, che “la risurrezione del Signore non ha messo fine alla sua carne ma l’ha trasformata”, come scrisse Leone Magno. “Avevano inchiodato il suo corpo sulla croce, ora è diventato inaccessibile alla sofferenza; lo avevano messo a morte, ora è diventato eterno” (Discorso 71 [‘Sulla Risurrezione’], PL54,388).

Nel presbiterio - come nell’intero complesso costituito da San Giovanni e da Santa Maria del Fiore - la forma simbolica dominante è l’ottagono, allusivo al giorno senza tramonto del Risorto. Per completare questo simbolismo, e nel rispetto del già perfetto equilibrio degli angoli e degli allineamenti, la pedana propone un’altra forma simbolica, il cerchio senza inizio o fine, allusivo al futuro perfezionarsi delle cose. Nel loro intrecciarsi, base e ambone suggeriscono, infatti, crescita e vita, con la croce sorretta dalla pedana circolare che s’inviluppa nel suo centro: un corpo che, evolvendosi organicamente, ascende e si espande. Tutto in questo spazio tende a salire vorticosamente, a ruotare in sé tendendo verso l’alto. Il basamento dell’ambone stesso è una torsione in salita verso l’alto che partendo dalla base della croce posta a terra, rispettoso dei gradini del presbiterio si eleva ad una quota intermedia fra il presbiterio e l’altare. Il cerchio rimane nei contorni esterni definiti dai gradini, si appoggia su essi ma, attraverso il suo basamento, esce da questi aggrappandosi alla base della croce ben appoggiata a terra in corrispondenza della pavimentazione in cotto. E’un andare verso, ‘in-contro’ (porta la parola) all’assemblea.  Il basamento e la pedana – realizzati nello stesso marmo dei gradini – formano un unico corpo con gli scalini del presbiterio.

La croce è sorretta strutturalmente dal basamento e dalla sua massa. Nel dettaglio la croce è fissata al basamento in due punti: a terra poiché il basamento abbraccia la croce e si fissa ad esso attraverso opportuni perni appoggiandosi anche allo scalino e impedendone qualsiasi movimento; all’altezza della pedana dell’ambone in quanto la stessa si fissa alla croce sul retro dell’asse verticale. La struttura pertanto è autoportante senza bisogno d’interventi invasivi sul preesistente. La struttura intera dell’ambone risulta amovibile e non comporta interventi di alcun genere sulla struttura esistente. La croce come il basamento è appoggiata a terra e sugli scalini

La croce - trono, talamo, ara - qui diventa anche rostro. Riprendendo e il legno della cattedra e il marmo dell’altare, annuncia l’essenzialità e l’eternità della salvezza di Cristo. La spaccatura è il risultato della combustione d’amore del Cristo che rivela, nel bronzo dorato, la sua vera natura di eterno amante. 

Il piano inclinato su cui il diacono pone l’evangeliario si trova all’incrocio delle assi della croce, punto simbolico dove anticamente si situava la testa reclinata del Salvatore. La parola, quindi, sgorga ed è proclamata dal cuore del mistero.

Un luogo per la parola visibile, riconoscibile e al contempo proporzionato con la sede, l’altare e l’intero presbiterio.



Collezione privata